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Le tre età della vita interiore – Introduzione (5)

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Le tre età della vita interiore
Le tre età della vita interiore
Le tre età della vita interiore - Introduzione (5)
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3. Scopo di quest’opera

 

Come tratteremo qui il tema della vita interiore? Non riprenderemo in modo tecnico molte delle questioni ampiamente esposte dai teologi riguardo alla grazia santificante e alle virtù infuse. Le diamo per scontate e vi torneremo solo nella misura in cui fosse necessario per comprendere cosa debba essere la vita spirituale.

Il nostro obiettivo è quello di invitare le anime a diventare più interiori ed a tendere all’unione con Dio. A tal fine, occorre evitare due insidie molto diverse tra loro.

Abbastanza spesso lo spirito che anima la ricerca scientifica, anche in questi ambiti, si sofferma sui dettagli al punto da distogliere il pensiero dalla contemplazione delle cose divine. La maggior parte delle anime interiori non ha bisogno di tutte quelle ricerche indispensabili al teologo per comprenderle; occorrerebbe loro un’iniziazione filosofica che non possiedono e che, in un certo senso, le metterebbe in difficoltà, poiché fin dall’inizio e in modo diverso esse si elevano più in alto, come san Francesco d’Assisi, il quale si stupiva nel vedere che, durante le lezioni di filosofia tenute ai suoi religiosi, ci si occupasse ancora di dimostrare l’esistenza di Dio. Oggi la specializzazione, talvolta esagerata, degli studi fa sì che molte menti siano prive delle visioni d’insieme necessarie per giudicare saggiamente le cose, persino quelle di cui si occupano specificamente e di cui non vedono più il nesso con il resto. Il culto del dettaglio non deve far perdere di vista il quadro d’insieme. Nel tentativo di spiritualizzarsi, si finirebbe per materializzarsi e, con il pretesto di una scienza esatta e minuziosa, ci si allontanerebbe dalla vera vita interiore e dall’alta saggezza cristiana.

D’altra parte, molti testi divulgativi in materia religiosa e molti libri di devozione mancano di un solido fondamento dottrinale. La divulgazione, a causa del genere di semplificazione un po’ materiale che le è propria, spesso tralascia l’analisi di alcuni problemi fondamentali e difficili, dai quali tuttavia scaturirebbe la luce e talvolta la luce della vita.

Per evitare questi due ostacoli tra loro opposti seguiremo la via indicata da san Tommaso, che non fu certo un divulgatore, ma che rimane il grande classico della teologia. Egli passò dalla complessità erudita delle sue prime opere e delle Questioni disputate alla semplicità superiore dei più bei capitoli della Somma Teologica. Vi si elevò a tal punto che, alla fine della sua vita, assorto in una contemplazione eminente, non riuscì a dettare la conclusione della Somma, poiché non poteva più scendere alla complessità delle questioni e degli articoli che voleva ancora comporre.

L’indugiare nei particolari e la semplificazione superficiale allontanano in modi diversi dalla contemplazione cristiana, che si eleva al di sopra di queste deviazioni opposte, come una vetta verso la quale tendono tutte le anime in preghiera.

 

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