2. La questione dell’unica cosa necessaria nella nostra epoca
Quanto abbiamo appena detto vale per tutti i tempi, ma la questione della vita interiore si pone oggi in modo più acuto rispetto a molte altre epoche meno turbolente della nostra.
Ciò deriva dal fatto che molti uomini si sono allontanati da Dio e hanno cercato di organizzare la vita intellettuale e sociale senza di Lui. Così i grandi problemi, che da sempre preoccupano l’umanità, hanno assunto un aspetto nuovo e talvolta tragico. Voler fare a meno di Dio, causa prima e fine ultimo, conduce agli abissi; non solo conduce al nulla, bensì ad una miseria fisica e morale peggiore del nulla. Così i grandi problemi si aggravano fino all’esasperazione e si finisce per rendersi conto che tutti devono alla fine ricondurre alla questione religiosa e affrontarla a fondo; in ultimo bisognerà pronunciarsi decisamente a favore di Dio o contro di Lui ed è proprio questo il problema della vita interiore nella sua essenza più profonda. «Qui non est mecum, contra me est», dice il Salvatore (Mt 13, 30).
È così che le grandi tendenze moderne, scientifiche e sociali, in mezzo ai conflitti che sorgono tra loro e nonostante l’opporsi dei disegni di coloro che le rappresentano, convergono, che lo si voglia o no, verso la questione fondamentale dei rapporti intimi dell’uomo con Dio.
Si giunge a questo, dopo molte deviazioni. Quando l’uomo non vuole più adempiere ai suoi grandi doveri religiosi nei confronti di Colui che lo ha creato e che è il suo fine ultimo, dato che non può assolutamente fare a meno della religione, se ne crea una tutta sua; ad esempio, pone la propria religione nella scienza o nel culto della giustizia sociale, in qualche ideale umano, che finisce per considerare in modo religioso e persino mistico, per sostituire l’ideale superiore che ha abbandonato. Si allontana così dalla Realtà suprema e si pone una moltitudine di problemi che, di buon grado o meno, troveranno soluzione solo qualora si ritorni ad un problema fondamentale: quello dei rapporti intimi dell’anima con Dio.
Come è stato più volte osservato, al giorno d’oggi la scienza pretende di essere una religione; allo stesso tempo, il socialismo e il comunismo vogliono essere una morale scientifica e si presentano come un culto febbrile della giustizia. In questo modo cercano di conquistare le menti e i cuori.
È un dato di fatto che, al giorno d’oggi, lo scienziato moderno sembra nutrire un culto scrupoloso per il metodo scientifico, al punto che spesso sembra preferire il metodo di ricerca alla verità; e se dedicasse la stessa serietà alla sua vita interiore, raggiungerebbe abbastanza rapidamente la santità. Ma spesso questa religione della scienza è orientata più all’apoteosi dell’uomo che all’amore di Dio. Lo stesso vale per l’attività sociale, in particolare nella forma che essa assume nel socialismo e nel comunismo; essa si ispira a una mistica, che vuole tendere verso una trasfigurazione dell’uomo, negando, talvolta in modo assoluto, i diritti di Dio.
Ciò equivale a dire che alla base di ogni grande problema si trovi il problema religioso del rapporto dell’uomo con Dio. Bisogna schierarsi a favore o contro, non è più possibile rimanere indifferenti. La nostra epoca lo dimostra in modo lampante. L’attuale crisi economica mondiale mette in luce ciò che gli uomini sono in grado di fare da soli quando decidono di fare a meno di Dio.