- Il metodo della teologia ascetica e mistica.
Per quanto riguarda il metodo da seguire, ci limiteremo qui all’essenziale. È necessario evitare due deviazioni opposte, facili da individuare: l’una deriverebbe dall’uso quasi esclusivo del metodo descrittivo o induttivo, l’altra risulterebbe da un eccesso opposto.
L’uso quasi esclusivo del metodo descrittivo o deduttivo porterebbe a dimenticare che la teologia ascetica e mistica è una branca della teologia ed alla fine la si potrebbe considerare come una parte della psicologia sperimentale. Si riunirebbero così solo gli elementi della teologia mistica. Ciò significherebbe impoverire e sminuire tutto, perdendo la luce guida. È attraverso i grandi principi della teologia sulla vita della grazia, sulle virtù infuse e sui sette doni che occorre affrontare la mistica; allora tutto s’illumina e ci si trova di fronte a una scienza, non a una raccolta di fenomeni più o meno ben descritti.
Inoltre, se si ricorresse quasi esclusivamente al metodo descrittivo, si rimarrebbe colpiti soprattutto dai segni più o meno evidenti degli stati mistici e non dalla legge fondamentale del progresso della grazia, la cui natura soprannaturale è di ordine troppo elevato per poter essere colta dall’osservazione. Di conseguenza, si potrebbe prestare maggiore attenzione ad alcune grazie straordinarie e in un certo senso esteriori, come le visioni, le rivelazioni, le stigmate, ecc., piuttosto che al normale ed elevato sviluppo della grazia santificante, delle virtù infuse e dei doni dello Spirito Santo.
In questo modo si potrebbe finire per confondere ciò che è straordinario di suo con ciò che lo è solo di fatto, cioè ciò che è eminente ma normale, e per confondere l’unione intima con Dio nelle sue forme elevate con le grazie straordinarie e relativamente inferiori che talvolta la accompagnano.
Infine, l’uso esclusivo del metodo descrittivo potrebbe attribuire troppa importanza al fatto facilmente constatabile secondo cui l’unione intima con Dio e la contemplazione infusa dei misteri della fede sono relativamente rare. Ciò potrebbe indurre a pensare che non tutte le anime interiori e generose siano chiamate a ciò, nemmeno con una vocazione generale e remota. Non sarebbe forse dimenticare la parola di Nostro Signore, spesso citata qui dai mistici: «Molti sono i chiamati, pochi gli eletti»?