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Ep. XXX – Ecco l’Agnello di Dio

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Ep. XXX - Ecco l'Agnello di Dio
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Ver. 29 – “Il giorno dopo Giovanni vide”, ecc. Si noti che dopo il battesimo Gesù si recò nel deserto, dove digiunò per quaranta giorni, come si evince da san Matteo 3. Poi scese dal monte, presso il quale il demonio Lo aveva tentato, rimanendone sconfitto, e tornò da Giovanni, per visitarlo e ascoltarlo, ma soprattutto perché Giovanni confermasse in Sua presenza la testimonianza che, in Sua assenza, aveva reso ai messaggeri dei Giudei; perché Lo indicasse con il suo stesso dito e non lasciasse spazio ad alcuna esitazione.

“Ecco l’Agnello di Dio”. “La parola ‘Ecco’”, dice san Crisostomo, “è usata perché molti Lo cercavano; perciò, fattosi presente, Lo indicò, dicendo: ‘Questo è Colui di cui ho parlato'”.

“Agnello”, in greco ὁ ἀμνος : l’Agnello divinamente prefigurato e predetto da Mosè e Isaia. “Come pecorella sarà condotto al macello”, ecc. (Isaia 53, 7).

Cristo è chiamato Agnello da san Giovanni Battista e dal Suo apostolo san Giovanni Evangelista nell’Apocalisse.

1. Perché era prefigurato dall’Agnello Pasquale e dal sacrificio quotidiano di mattina e sera di un agnello a Dio nel Tempio e dagli altri agnelli che venivano offerti per il peccato, secondo la Legge, e che tuttavia non potevano togliere i peccati. Perciò essi rappresentavano Cristo, che doveva togliere il peccato con il Proprio sangue. Così Origene, ecc.

  1. Perché Cristo fu chiamato Agnello da Isaia e Geremia (11, 19): Agnello, che doveva essere offerto per la redenzione del mondo.
  2. È chiamato Agnello per la Sua innocenza, la Sua mitezza, la Sua pazienza e la Sua obbedienza fino alla morte, che, come un agnello, portò in silenzio. Come dice san Pietro, “Maledetto, non malediceva; soffrendo, non minacciava; anzi si rimetteva nelle mani di chi ingiustamente lo giudicava” (1 Pt 2, 23).

Cristo è veramente chiamato l’Agnello di Dio, vale a dire discendenza non di pecore, ma di Dio, poiché per volontà di Dio è stato offerto per la redenzione dell’uomo. Così il sacrificio offerto da Abramo è chiamato sacrificio di Abramo, come dice Teofilatto. Oppure in virtù del fatto che sia stato offerto a Dio Stesso. O ancora “di Dio” è da intendersi come “Divino”, in ragione della Divinità che era in Lui. O, come dice Clemente di Alessandria, perché è stato fatto per noi figlio e bambino del Padre. Siamo soliti chiamare infatti agnelli i bambini. Ecco le parole di Clemente: “Poiché la Scrittura chiama agnelli i bambini e i neonati, egli chiamò Dio, che è il Verbo, che per noi si è fatto uomo, che ha voluto in tutto farsi simile a noi, l’Agnello di Dio, il Figlio di Dio, il Bambino del Padre” (Pœdag. lib. I, c. 5).

Inoltre, Cristo per la Sua forza e la Sua vittoria è chiamato “Leone della tribù di Giuda”. È stato un Agnello nella Sua Passione, un Leone nella Sua Risurrezione.

“Che toglie il peccato”: toglie, sia per quanto riguarda la macchia che il peccato, una volta commesso, imprime nell’anima, sia per quanto riguarda la colpa, che rende il peccatore passibile dell’inferno. Lo toglie facendosi carico dell’espiazione e della pena, scontando così in modo giusto ed equo il peccato con la Sua morte sulla croce. Giovanni disse questo, affinché nessuno pensasse che Cristo fosse venuto al suo battesimo per lavare i Propri peccati, come facevano gli altri; perché Egli non aveva peccato, ma era innocentissimo e santissimo. Perciò Dio lo ha fatto vittima per i peccati di tutto il mondo, affinché santificasse tutti coloro che si pentono e credono in Lui. Come dice sant’Agostino, “Colui che non aveva alcuna partecipazione al nostro peccato è Colui che toglie il nostro peccato”.

“Peccato”: questo è quanto si legge in greco, in latino e in siriaco. In arabo si legge “peccati”; il senso, però, è lo stesso. Per “peccato” qui si intende il primo e universale peccato di Adamo, cioè il peccato originale, che egli trasmise per generazione a tutti i suoi posteri e dal quale scaturiscono tutti i peccati attuali, sia veniali che mortali. Cristo quindi toglie il peccato, cioè ne toglie la fonte e la sporcizia. Così Beda, san Tommaso, Giansenio, ecc. Come dice Isaia (53, 6): “Il Signore fece ricadere su di Lui le iniquità di tutti noi”. E: “Porterà sopra di sé le loro iniquità”; e 1 Giovanni 2, 2: “Egli è propiziazione per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo”.

Come dice san Cirillo, “Uno è stato ucciso per tutti, affinché l’intero genere umano sia conquistato a Dio Padre”. Perché in Cristo c’è un potere perpetuo di espiazione dei peccati in tutte le epoche, in tutte le nazioni e in tutti gli uomini che intendono ricevere la Sua fede, il Suo battesimo, il Suo pentimento.

 

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