3. Così l’opera della Redenzione è di per sé compiuta; ma è ancora da compiersi e completarsi in ogni singolo uomo. Sulla croce Cristo ha meritato per tutti il perdono dei peccati, la Grazia santificante e l’eterna beatitudine; questo merito è destinato ora ai singoli, affinché essi siano veramente purificati dai peccati, siano in grazia e vengano trasformati. Ma cosa è necessario affinché tutto ciò che è fondato sul Sacrificio della Croce si realizzi nei singoli uomini, portando a compimento la salvezza che viene offerta a tutti nella Chiesa? L’Apostolo risponde con queste parole: “Sicché reso perfetto divenne principio di eterna salvezza per tutti quelli che gli sono obbedienti” (Eb 5, 9). Poiché presso il Signore è misericordia e grande presso di Lui la redenzione (Sal 129, 7). Tuttavia, per esserne partecipi e ottenere l’eterna eredità del Cielo, ci si deve sottomettere senza riserva all’obbedienza al Signore, cioè sottomettersi al Suo pensare, volere e agire come ci è stato rivelato al fine della Redenzione cristiana: ciò equivale a credere a quanto insegna la Divina Verità e compiere ciò che essa comanda. “Così, come noi conosciamo la verità soprannaturale, dobbiamo altrettanto viverla con una degna condotta” (Messale Romano).
Gesù Cristo è la “Via della salvezza” (At 16, 17), la strada maestra che conduce al Padre Celeste e alla casa paterna in quanto Egli, da Uomo-Dio, tramite la luce della Verità del Suo insegnamento e del Suo esempio, mostra la via della virtù e quindi, con la potenza vitale della Sua grazia, conferisce la forza di perseguirla e di perseverare con costanza fin quando si è raggiunto il termine del peregrinare terreno. La dedizione fedele e obbediente a Cristo deve manifestarsi particolarmente nell’uso frequente dei mezzi della Grazia, cooperando fedelmente con essa fino alla morte.
Col preziosissimo Sangue di Cristo, la medicina celeste è a disposizione di tutti: sta a noi ora farne uso per guarire le ferite e le malattie, per rallegrarsi dell’eterna salute dell’anima e del corpo. Il fiume di grazie, la cui sorgente è sul Golgota, è aperto e accessibile a tutti; ma dobbiamo avvicinarci per bere da esso “l’acqua viva”, affinché in noi “diventi sorgente che trabocca nella Vita eterna” (Gv 4, 14) e così non abbiamo a languire “in una terra desolata, arida, senz’acqua” (Sal 62, 3), in questo deserto terreno. Davanti agli occhi di tutti sta piantato l’albero miracoloso della Croce; ma bisogna coglierne e mangiarne i frutti per vivere eternamente e con la sua forza andare avanti per raggiungere il sacro monte di Dio (III Rom 19, 8).
Cristo ha dato agli uomini il potere di diventare e rimanere figli di Dio (Gv 1, 12); finché siamo pellegrini sulla terra, però, siamo nel luogo della prova, dove non vi è assoluta certezza né sicurezza dell’eterna salvezza. Affinché non abbiamo a perdere la dignità della figliolanza di Dio e non veniamo esclusi dall’eterna eredità del Cielo, non dobbiamo “ricevere invano la Grazia”, ma piuttosto “nel tempo della grazia abbondante, usare i giorni della salvezza” (II Cor 6, 1-2), con zelo e con buone opere cementare e assicurare la nostra predestinazione. Dobbiamo far uso della forza per impadronirci del Regno dei Cieli; dovremmo sforzarci di entrare dalla porta stretta; sotto il peso e l’arsura del giorno dobbiamo aver cura di coltivare la vigna della nostra anima; dobbiamo combattere la buona battaglia, conservare la fede e completare la corsa per vincere la corona della giustizia; dobbiamo soffrire con Cristo, per poi essere glorificati con Lui, e morire con Cristo per vivere con Lui; dobbiamo camminare per essere degni di Dio, esserGli in tutto compiacenti, fertili in buone opere, crescere nella conoscenza di Dio; procedendo santamente e piamente dobbiamo essere pronti a correre incontro all’arrivo del Signore per essere trovati da Lui senza colpa e senza difetto; dobbiamo rinunciare a tutto per acquistare il tesoro nascosto e la preziosa perla del Regno Celeste; con le lampade accese, piene di olii di amore e di opere buone dobbiamo andare incontro allo Sposo per essere lasciati entrare nella sala dello sposalizio celeste (Mt 11, 12; Lc 13, 24; Mt 28, 8; Tim 4, 8; 2, 12; Col 1, 10; Pt 3, 12-14; Mt 13, 44-46; 25, 1).
Perciò, alla luce della Fede e con l’aiuto della Grazia, dobbiamo vigilare e pregare; impegnarci e soffrire, combattere per diventare santi ed essere beati. La Vita Eterna non deve essere concepita solo come una semplice eredità e nemmeno come un puro dono della misericordia di Dio, ma anche come una ricompensa guadagnata, una corona di vittoria ottenuta in un regolare combattimento. Le sovrabbondanti riparazioni e i meriti di Cristo non ci dispensano dall’obbligo di accumulare noi stessi opere di riparazione per i nostri peccati e per la nostra salvezza; ma tutti i nostri meriti e ammende hanno radice e fonte in Gesù Cristo, da Cui ottengono la loro forza e il loro valore, e per Sua intercessione sono offerti al Padre e da Lui accettati. Proprio in questo si rivela non solo la gloria e l’esuberanza della Redenzione che Cristo, il nostro Capo, ha meritato per noi, ma anche la grazia e la forza che Egli ci ha donato e tuttora ci dona in Lui, per Lui e con Lui tramite la riparazione che ci ottiene la salvezza in Cielo.