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Articoli introduttivi – La visione degli angeli

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Patristica
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Articoli introduttivi - La visione degli angeli
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Si osservi (1) che Cristo, chiamando Natanaele un israelita in cui non c’era malizia, allude evidentemente alla visione degli angeli che salgono e scendono nella scala dalla terra al cielo, vista dal patriarca Giacobbe a Betel (Gn 28, 12). Così sant’Agostino. Cristo è il vero Israele, cioè colui che ha potere presso Dio. Cristo è il patriarca dei Cristiani, il fondatore di Betel, la Casa di Dio, cioè la Chiesa militante e trionfante. (2) Questa visione degli angeli che salgono a Lui significa che Cristo è il Principe non solo degli uomini, ma anche degli angeli, dunque vero Dio, il Figlio di Dio. Infatti, gli angeli salgono e scendono a Lui come Suoi ministri, affinché obbediscano e adempiano a tutti i Suoi ordini sia in cielo che in terra. Così san Cirillo e Crisostomo.

Si chiederà: quando è avvenuta questa discesa e salita degli angeli a Cristo? 1. San Crisostomo pensa che abbia avuto luogo quando Cristo soffrì la Propria agonia e il suo sudore sanguinoso nel giardino, quando apparve un angelo che Lo rafforzò (Lc 22, 44), come pure quando gli angeli apparvero alla donna per annunciare la Sua risurrezione (Mt 28). 2. San Cirillo pensa che ciò sia avvenuto al momento del battesimo, perché allora, per opera degli angeli, si formò una colomba che scese su Cristo, segno dello Spirito Santo. Questo, tuttavia, era già avvenuto quando Cristo parlò a Natanaele. 3. Eutimio pensa che abbia avuto luogo all’ascensione, perché allora tutti gli angeli lo accompagnarono mentre saliva, come i servi il loro principe e i soldati il loro re. 4. Toledo pensa che avvenga continuamente nella Chiesa, che Cristo governa per mezzo degli angeli. 5. Maldonado pensa che avverrà nel giorno del Giudizio, perché allora tutti gli angeli, sia buoni che cattivi, staranno alla Sua presenza: i buoni, per condurre i giusti in cielo dopo il Giudizio; i cattivi, per portare i malvagi all’inferno. 6. Francisco Lucas intende queste parole come un riferimento ai miracoli di Cristo e ai doni celesti, nei quali gli angeli furono impiegati da Cristo in questa vita e in quella successiva. Gesù intende dire che, al comando del Figlio dell’uomo, d’ora in poi il cielo sarebbe risultato aperto, con gli angeli che andavano e venivano, perché in breve tempo gli angeli avrebbero portato sulla terra una grande abbondanza dei molti doni di Dio, che tutti avrebbero visto, come la guarigione dei malati, la purificazione dei lebbrosi, la vista ai ciechi, la giustificazione dei malvagi, l’effusione dello Spirito Santo. Poiché tutti questi sono doni manifesti di Dio, non poteva non sembrare che il cielo si aprisse e che i santi angeli, da cui vengono amministrate le cose celesti, prestassero servizio, su ordine del Figlio dell’uomo, con quanti Lo vedevano elargirli a molti.

Cristo sta dunque parlando di tutti i tipi di miracoli e di doni celesti che, subito dopo la chiamata di Natanaele, stava per manifestare per tutto il periodo della Sua vita mortale e, dopo la sua ascensione, nel governo della Chiesa fino alla fine del mondo. Tutti questi significati sono veri e appropriati.

Poiché Cristo, però, promette in modo particolare questa visione degli angeli a Filippo e Natanaele per rafforzare e accrescere la loro fede in Lui, questa ascesa e discesa degli angeli su di Lui non si realizzò né al battesimo, né alla passione, né alla risurrezione, né all’ascensione. Perciò diciamo che le parole implicano più chiaramente, semplicemente ed espressamente che si trattava di una visione aperta o manifesta e peculiare di angeli che venivano al Cristo vivente, come quella che fu data a Giacobbe. Pertanto, quella visione di Giacobbe preannunciava una visione simile degli angeli a Cristo, una visione come quella che ebbe luogo alla Sua nascita, quando gli angeli che scesero verso di lui cantarono: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli”. Dove e quando ebbe luogo questa visione angelica, però, non viene detto dagli evangelisti, così come omettono molti altri atti della vita di Cristo. Così Giansenio.

Questa visione ebbe luogo (1.) per mostrare che Cristo aveva riconciliato gli uomini e gli angeli, la terra e il cielo e aveva ristabilito la comunione e l’amicizia reciproca che esisteva in Paradiso: (2.) per mostrare che i Cristiani sono stranieri e forestieri sulla terra e devono conversare con gli angeli e imitare la vita angelica, come “concittadini dei santi e della famiglia di Dio”; (3.) per assegnarci gli angeli come nostri custodi, per difenderci da tutti gli attacchi degli uomini e degli spiriti maligni, per esortarci alla pratica delle virtù eroiche e, al momento della nostra morte, per portarci in cielo. Gli angeli, infatti, salgono per portare a Dio i nostri sospiri e le nostre preghiere; scendono per portarci i doni graziosi di Dio; (4.) per dichiarare la maestà di Cristo e l’obbedienza e la riverenza degli angeli nei Suoi confronti. Egli, infatti, come dice san Crisostomo, è stato posto “al di sopra d’ogni Principato e Podestà, Virtù e Dominazione e al di sopra di ogni titolo che si possa dare non solo nell’età presente ma anche nella futura” (Ef 1, 21).

 

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