1. La risposta tradizionalista al Concilio
Relativamente poche critiche sono state mosse al Concilio in epoca post-conciliare. La reazione all’eterodossia conciliare da parte degli istituti tradizionalisti canonicamente regolari è stata tipicamente, oltre che piuttosto incoerentemente, di tipo neo-conservatore. Gli istituti canonicamente non regolari, come la Società San Pio X e quello dei Sedevacantisti, così come i laici tradizionalisti, al contrario, sono stati più schietti e diretti[1], sulle orme di Mons. Lefebvre, dell’abbé Georges de Nantes[2] e di famosi commentatori laici del passato, come il professor de Oliveira e Jean Madiran.
Si è detto sopra che lo scopo di questo libro è mostrare come l’insegnamento conciliare si opponga alla Fede cattolica. Usiamo la parola neutra ‘opposizione’ senza ancora volerci impegnare a descrivere i testi in questione come ‘errori’ o ‘attacchi’. Ci impegneremo più tardi, dopo aver esaminato un numero di tali testi sufficiente per fare questa valutazione.
Per mostrare le mancanze del Concilio risponderemo confutandole con la dottrina tradizionale cattolica, poiché la Tradizione, come già notato, non è altro che la Fede stessa. Quando tale dottrina è definita come dogma, citeremo spesso il dogma stesso. Chiaramente non si tratta di mettere un documento magisteriale contro un altro, come se si muovesse un pezzo bianco contro un pezzo nero su una scacchiera; si tratta piuttosto di mostrare, alla luce della Tradizione e del dogma, cioè alla luce della dottrina della Chiesa che è rimasta inalterata per 2.000 anni ed è progredita solo nella profondità e nella chiarezza della sua espressione, che il testo più recente è falso.
Ora, poiché i testi eterodossi si estendono a tutti i documenti conciliari, il materiale su cui dobbiamo lavorare si compone dei documenti conciliari nel loro insieme. Come deve essere strutturato un lavoro di questo tipo? Il modo più efficace per valutare i testi in questione sarà chiaramente quello di esaminarli secondo i loro temi: non tanto in senso cronologico, quindi, documento per documento, quanto in senso tematico. Il nostro punto di partenza per stabilire i temi dei testi conciliari sarà dato da ciò che intendiamo come la questione di fondo del Concilio, cioè la Chiesa e il Mondo. Un breve sguardo ai testi rilevanti indicherà comunque un tema più in profondità, vale a dire la loro oppugnabilità. Questo implica che la questione davvero fondamentale dell’intero Concilio sia in realtà quella della Verità.
Iniziamo, quindi, trattando della Verità; in seguito consideriamo gli insegnamenti conciliari riguardanti la Chiesa e il Mondo: prima in Sé stessa[3], poi nelle Sue relazioni con le realtà esterne a Essa in cerchi concentrici sempre più estesi: con i Cristiani non Cattolici, le altre Religioni, lo Stato e infine il Mondo. Nel corso di questo studio conosceremo gradualmente la visione conciliare dell’uomo, che connota tutta la sua visione della Chiesa e del Mondo. Data la novità di questa visione, essa merita un approfondimento, infatti dedichiamo all’uomo l’intera seconda parte del libro: la sua realizzazione attraverso la sua scelta di vita (matrimonio, sacerdozio o vita consacrata); il suo culto di Dio (in particolare nella santa Messa); e infine l’uomo in sé stesso[4]. Concludiamo l’opera con un’analisi di tutto il Concilio dal punto di vista metafisico, teologico e morale; guardando infine alle cause e agli effetti del suo insegnamento.
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[1] il che, ovviamente, è reso più facile dal loro status ecclesiastico.
[2] Per quanto la sua analisi teologica sia penetrante, troviamo le ragioni che egli ascrive ai Papi spesso eccessivamente negative.
[3] In base al principio per il quale agere sequitur esse: le azioni di un dato soggetto conseguono logicamente dalla sua natura.
[4] a conclusione di quanto apprendiamo al riguardo nei documenti conciliari