Il Sacerdozio comune e sacramentale
- iv) ‘Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro (ad invicem tamen ordinantur), poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo’ (LG 10).
Le due forme di sacerdozio sono qui poste sullo stesso piano in quanto entrambe partecipano, in modo incondizionato, dell’unico sacerdozio di Cristo e sono ordinate l’una all’altra. La Chiesa ha sempre insegnato piuttosto che il sacerdozio comune, quello con cui tutti i battezzati offrono sacrifici spirituali a Dio, è subordinato al sacerdozio sacramentale.
- v) ‘Nostro Signore Gesù […] ha reso partecipe tutto il suo corpo mistico di quella unzione dello Spirito che egli ha ricevuto: in esso, infatti, tutti i fedeli formano un sacerdozio santo e regale …’ (PO 2).
Il decreto sul sacerdozio, dopo una breve introduzione, inizia con la nozione di sacerdozio comune dei fedeli, cui viene data quindi una posizione preminente nel documento.
- vi) ‘Ma è attraverso il ministero dei presbiteri che il sacrificio spirituale dei fedeli viene reso perfetto nell’unione al sacrificio di Cristo […]; questo sacrificio, infatti, per mano dei presbiteri […], viene offerto nell’eucaristia’ (PO 2).
Qui il sacerdozio sacramentale è subordinato a quello comune.
Il Sacerdozio e l’Episcopato
vii) I Preti sono ‘cooperatori dei Vescovi’ (PO 4);
viii) ‘La funzione dei presbiteri, in quanto strettamente vincolata all’ordine episcopale, partecipa della autorità con la quale Cristo stesso fa crescere, santifica e governa il proprio corpo’ (PO 2).
Qui il sacerdozio è inteso in relazione all’episcopato piuttosto che in sé, nella propria posizione nella gerarchia della Chiesa.
Conclusione alla Sottosezione III
In (a) si è visto come il Concilio assorba il sacerdote nel popolo250 considerandolo in vari modi:
come parte del popolo,
come una classe del popolo e
come scelto fra il popolo.
In (b) si è visto come il Concilio intenda variamente il sacerdozio sacramentale:
allo stesso livello di quello comune;
secondario a quello comune;
inferiore a quello comune.
In (c) si è visto come il Concilio non consideri il prete a sé stesso, ma solo quale collaboratore del Vescovo.
In tutta la sottosezione 3 si è visto come il Concilio metta a tacere la natura soprannaturale, sacramentale e cristologica del sacerdozio.
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248 Qui e in generale, sebbene prendiamo atto di come venga effettivamente menzionata la dottrina dell’unione con Cristo in PO 5 (si veda più avanti, nella nostra trattazione circa il sacerdozio: parte II cap. 6, B).
249 Vi si è fatto riferimento nell’introduzione storica al presente libro, fra i commenti circa la pastoralità del Concilio.
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