+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.
DON NIKOLAUS GIHR
“Il Santo Sacrificio della Messa – Dal punto di vista dogmatico, liturgico e ascetico”. Ad uso del clero e dei laici
Terza parte
Il Sacrificio incruento dell‘altare
Articolo primo
Verità e realtà del Sacrificio Eucaristico
Capitolo 11.
La nuova alleanza della Grazia deve avere un sacrificio perenne: il Sacrificio del Corpo e del Sangue di Cristo
1. L’offerta del Sacrificio cruento della Croce fonda la base terrena e quella celeste dell’opera di Cristo per la salvezza dell’umanità. Con il Sacrificio della Croce anche i sacrifici precristiani hanno trovato il loro compimento e quindi la loro conclusione. “Sulla Croce fu offerta a Dio un’oblazione ineguagliabile per la salvezza del mondo; e la morte di Cristo, il vero Agnello del sacrificio annunciato molti secoli prima, ha dato la libertà della fede ai figli della promessa. Con questo fu suggellata anche la Nuova Alleanza e furono iscritti col sangue di Cristo gli eredi del Regno eterno. In quel momento si completò visibilmente il passaggio dalla Legge al Vangelo, dalla Sinagoga alla Chiesa, dai numerosi sacrifici dell’antica Legge all’unico Sacrificio (a multis sacrificiis ad unam hostiam) tanto che al momento in cui il Signore esalava lo spirito, si squarciò in due violentemente, dall’alto fino in basso, quel misterioso velo all’interno del Tempio che celava i sacri misteri. Infatti, la Verità sostituì la prefigurazione (figuras veritas auferebat), e gli araldi divennero superflui dopo l’arrivo dell’Annunciato” (S. Leone Magno). Lo squarciarsi del velo all’entrata del Sancta Sanctorum veterotestamentario doveva indicare che l’Antica Alleanza era cessata e che il nuovo ed eterno Testamento era stato fondato tramite il Sangue di Cristo. Con la cessazione del Vecchio Testamento dovevano cessare anche gli antichi sacrifici, poiché erano divenuti insignificanti. Quando giunge il reale, infatti, l’immagine adombrata si ritira: si alza il sole e recede la notte.
Il sacrificio della Croce però fu un episodio transitorio e come tale avvenne in un luogo – sul Golgota – e in un preciso momento, in quel grande e primo Venerdì Santo, e fu compiuto una volta sola. Erano in pochi ai piedi della Croce a testimoniare quel tremendo, drammatico sacrificio: per tutti gli altri il sacrificio della Croce è un avvenimento storico, qualcosa accaduto in un’epoca lontana. Allora, dopo la morte di Cristo, non dovrebbe aver più luogo alcun sacrificio? Il Cristianesimo dovrebbe sussistere senza un sacrificio perenne? Avrebbe mai potuto Cristo, autore e perfezionatore della fede (Eb 12, 2), abbandonare la Sua amata Chiesa senza lasciarle un sacrificio stabile in eredità? L’affermazione che Cristo abbia lasciato la religione da lui fondata senza un sacrificio continuo, appare in sé già inverosimile: in seguito si dimostrerà che ciò manca di fondamento. Ma prima di esporre la prova principale sulla base della Parola di Dio, da cui emerge chiaramente che la Chiesa Cattolica possiede un Sacrificio perenne nella celebrazione dell’Eucaristia, vogliamo dimostrare quanto ciò sia appropriato, addirittura necessario per la religione cristiana e la Chiesa: un sacrificio perenne che sia precisamente il sacrificio del Corpo e del Sangue di Cristo.
a) L’offrire sacrifici nelle funzioni liturgiche, se non quasi una necessità naturale, è tuttavia sommamente appropriato alla natura umana e alla legge naturale. L’uomo, in quanto essere sensibile e spirituale, non può esprimere meglio e più fortemente la sua intima vita religiosa se non tramite il sacrificio. La Grazia infatti non distrugge la natura, ma la guarisce e la santifica, la nobilita e la trasfigura; perciò nel Cristianesimo l’uomo necessita – anche quando sia in stato di figliolanza di Dio e nel regno della Grazia – di un sacrificio visibile, nella maniera a lui opportuna e congenita, per ottemperare ai suoi obblighi religiosi. “La natura umana richiede un sacrificio visibile”, così come dice la Chiesa: perciò Dio – la Cui Provvidenza tutto ordina con potenza e mitezza – non avrà certamente lasciato il Cristianesimo senza un perenne sacrificio, che sia perfettamente conforme ai più intimi desideri di un cuore pio.
b) Poiché il sacrificio è tanto connaturato all’uomo, lo s’incontra sempre e ovunque nella storia. Nel Vecchio Testamento i sacrifici costituivano l’essenza e il centro di tutta la funzione liturgica. Per questo motivo anche il Nuovo Testamento non può restare senza sacrificio; infatti esso è l’adempimento e la conclusione dell’Antico. Se già l’antica Legge, che era transitoria, aveva una tale magnificenza, tanto più perfetta sarà la nuova Legge, che è perenne e gloriosa (II Cor 3, 11) ed ha pertanto opportune liturgie per il santo Sacrificio.
Nel Vecchio Testamento si offrivano quotidianamente sacrifici, non solo cruenti, ma anche incruenti. Ambedue le forme erano simboliche in vista della Nuova Alleanza. Come i sacrifici cruenti trovarono il loro compimento nella morte in croce di Cristo, così l’esemplarità dei sacrifici incruenti quotidiani si rivela ora nella sua veridicità, dal momento che nella Nuova Alleanza essi trovano la loro attuazione nella continua presenza del sacrificio incruento.
Il sacrificio vigente nell’Antico Testamento prefigurava e indicava agl’Israeliti il futuro Sacrificio della Redenzione: così fu concesso loro di raccogliere in anticipo i frutti dell’albero della Croce. Perciò è sommamente congruo che anche la Nuova Alleanza abbia un Sacrificio, il cui fine è di rendere presente il sacrificio della Croce compiuto una volta per sempre per gratificare delle Sue grazie tutte le generazioni a venire. Perciò dobbiamo concludere che Cristo, il Signore, col Nuovo Testamento non ha semplicemente abolito il sacrificio veterotestamentario imperfetto, ma lo ha trasformato in uno perfetto.
c) La religione data da Cristo è la più perfetta, poiché possiede la pienezza della Verità divina e della Grazia. La rivelazione soprannaturale ha trovato il suo compimento nel Cristianesimo, cosicché non ci si può aspettare quaggiù una più ricca e completa effusione dello Spirito Santo. La Chiesa di Cristo si colloca al centro, tra le ombre simboliche dell’antica Legge e il compimento finale della Gerusalemme celeste. Il Vecchio Testamento fu la preparazione e l’iniziazione del Cristianesimo: questo costituisce l’immediata anticamera e la soglia alla beata visione dell’eterna Verità e dell’infinita bellezza dell’Aldilà. Alla perfezione di una religione appartiene necessariamente anche un atto rituale perfetto: cioè l’offerta del sacrificio; infatti il sacrificio è la maniera più eccellente e l’azione più nobile di venerazione di Dio. Se la religione cristiana non avesse un sacrificio continuo, allora essa non avrebbe un rito perfetto per onorare Dio e non sarebbe perfetta sotto ogni aspetto ma in un punto fondamentale inadeguata e insufficiente, il che sarebbe inaccettabile. Poiché la religione cristiana è la più perfetta, essa deve avere anche la celebrazione più nobile, cioè possedere il rito dell’offerta del Sacrificio. Dove non vi è sacrificio, lì non esiste neanche il sacerdozio né l’altare: ma cosa sarebbe la Chiesa cristiana se non avesse il Sacrificio, il sacerdote e l’altare?
d) Il Cristianesimo si fonda e ha le sue radici nel sacrificio della Croce: questa è la sorgente da cui è sorto il Nuovo Testamento, con le sue benedizioni e le sue grazie. Così, come il Nuovo Testamento è stato creato e confermato tramite un sacrificio, altrettanto esso dev’essere sostenuto e mantenuto con un sacrificio perenne; infatti, conservare una cosa è una creazione continuata, per cui essa esiste e dipende dalla medesima causa della creazione. Non è pertanto sufficiente che la religione cristiana e la Chiesa abbiano come base un sacrificio che è stato compiuto una sola volta: essa deve possedere, come pilastro maestro della sua permanenza, anche un sacrificio che venga sempre ripetuto.
+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.