+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.
3. Ma come può Cristo, Che è risuscitato dai morti e non può più morire, su Cui la morte non ha più potere (Rom. 6, 9), essere un’offerta sacrificale ed essere sacrificato ancora? Naturalmente, l’immortalità e la gloria del Redentore, salito in Cielo, sembrano essere impedimenti invalicabili per un rinnovato sacrificio: ciò nonostante, quanto è impossibile per gli uomini è possibile a Dio. La Sua infinita Sapienza ha trovato infinite vie e mezzi per compiere ciò che appariva impossibile. Tramite una plenitudine d’invisibili prodigi il Signore cela sull’altare, sotto le specie del pane e del vino, la maestà della Sua umanità trasfigurata, unendo così, nella Sua adorabile persona, la condizione di Agnello sacrificale e il possesso della gloria celeste.
Da quel momento “Il Verbo si è fatto uomo e ha vissuto presso di noi”. Per questo è “apparso sulla terra e ha vissuto tra gli uomini” (Gv. 1, 14; Bar 3, 38), ha la Sua dimora in mezzo a noi e i Suoi rapporti con noi non sono mai cessati. Quando salì in cielo non volle lasciarci come orfani; non volle privarci della Sua consolazione e della gioia della Sua presenza corporea. In una meravigliosa, gloriosa maniera Egli adempie nell’Eucaristia la Sua ultima parola: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt. 28, 20). “L’Eucaristia è un “non ti scordar di me” vivo, piantato personalmente dal Salvatore come ricordo della Sua permanenza sulla terra: «Fate questo in memoria di Me». Il Cristo eucaristico: quando il sole dell’aurora mattutina si alza nel lontano Oriente, Lo saluta prima di tutte le altre cose terrene; il sole di mezzogiorno guarda di nuovo alla piccola terra, alle sue chiese e cappelle, e Lo saluta di nuovo; il sole della sera si sofferma ancora un momento prima di scendere nell’Occidente buio, screzia ancora di color oro le torri e le cupole, lascia giocare i suoi ultimi raggi inondando le finestre colorate e poi sparisce con un saluto d’addio all’altare cristiano” (Bruders S. J.).
Gesù, infatti, volle rimanere in mezzo a noi come Sacrificio perpetuo. Egli è il capo sia della Chiesa trionfante nell’aldilà come pure di quella militante in questo mondo: perciò, come in cielo così anche in terra la Sua santissima umanità doveva essere e rimanere presente. La condizione di questa Sua presenza è a seconda del luogo – la Chiesa celeste ovvero quella terrena – perfettamente appropriata e perciò differente: in cielo Egli siede alla destra di Dio con tutta la potenza e la maestà; sulla terra invece dimora sotto le specie del pane e del vino, nell’impotenza e nell’oscurità, come Agnello sacrificale. Fino a quando la Chiesa è peregrina quaggiù, nella lotta, nella sofferenza e nell’afflizione, Cristo le sta vicino come Agnello sacrificato e come quotidiano nutrimento celeste del Sacrificio; infatti, Egli stesso vuole essere il modello splendente e la sorgente perenne del Sacrificio della vita che la Chiesa, come vera sposa e degna del Crocifisso sulla terra, porta e porterà avanti fino a quando spunterà il giorno dello sposalizio celeste, colmo di eterno giubilo di vittoria e di gioia e ogni sofferenza avrà fine. Perciò in mezzo alle avversità della lotta dobbiamo sempre cercare rifugio, confidenti e pieni di fiducia, presso l’altare per implorare dall’Agnello sacrificato forza, coraggio e vittoria.
+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.