7. L’intera opera della Redenzione è un ineffabile grande atto di amore e di misericordia divina. Non rifulge ovunque in noi, nello splendore più radiante, la bontà e la benevolenza di Dio? L’eterno Suo Figlio scese quaggiù sulla nostra Terra, dal Regno dell’eterna luce, per cercarvi, tra spine e pietre, le pecore sperdute, stanche e ferite, e riportarle alla beatitudine. Con il divino amore del sacrificio Egli ha offerto la Sua vita per sanare quanti sono affaticati e onerati, perché sia attenuato ogni dolore, per versare vino e olio su tutte le ferite, e togliere alla morte la sua spina e alla tomba il suo terrore; in breve: per liberarci da ogni male e donarci tutti i beni.
Naturalmente quaggiù non avremo ancora il beneficio di essere liberi da tutte le sofferenze e poter godere di ogni bene, ma solo nell’Eternità, nella Terra dei viventi, dove Dio asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi, e dove non ci sarà più morte, né tristezza né gemiti (Ap.21,3-4). Avremo parte piena ai benefici della Redenzione solamente quando saremo di là della tomba. Per mezzo della Croce il Salvatore ci ha liberato dal peccato e dall’eterna disgrazia, e allo stesso tempo ci ha faticosamente acquisito tutti i doni spirituali e celesti: perciò, secondo il sapiente consiglio di Dio, non c’è altra via che conduca al pieno possesso eterno di tutti i beni della Redenzione se non quella della croce qui in terra. Poiché Dio si compiacque di completare la nostra salvezza tramite la sofferenza (Eb. 2,10) e poiché Cristo dovette soffrire per entrare nella Sua Gloria (Lc. 24,26), è perfettamente consono che anche noi –i Suoi redenti –entriamo nel Regno dei Cieli attraverso molte sofferenze. Togliendo i peccati, le acque amare delle sofferenze terrene si tramutano in dolci sorgenti di grazia. Per coloro che amano Dio, tutte le sofferenze terrene cooperano alla guarigione e alla salute.
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In Liebe wollen wir das Kreuz umfangen, Con amore vogliamo abbracciare la Croce,
Und ob dem Fluche darf uns nimmer bangen: E per la maledizione nessuno mai s’intimorisca:
Ein schöner Eden ist emporgesprossen Un mirabile Eden è germogliato in alto
Durch Christi Blut, daß er für uns vergossen: Per il sangue di Cristo versato per noi:
Die Dornenkrone unsrer Erdenleiden, La corona di spine è il nostro dolore terreno,
Die bringt den Rosenkranz der Himmelsfreuden. Essa ci porta la corona di rose delle gioie celesti.
La sofferenza e la morte di Cristo hanno illuminato il dolore e sparso una luce clemente sul buio della morte e della tomba: per questo la Croce è la delizia e la dolcezza delle anime sante. Nell’esuberanza di amore esse pregano: “Soffrire o morire!” –“Non morire ma soffrire!” –“Vivere ed essere disprezzato per Te, oh Signore!” “Voglio tacere dell’abbondante luce di consolazione e di quell’aria celeste con cui, spesso, Dio tiene celatamente in piedi tutti i Suoi amici sofferenti. Queste persone vivono–non so come –quasi avessero già raggiunto il Regno dei Cieli: qualsiasi cosa accada o non accada loro; ciò che Dio faccia a tutte le Sue creature, o anche non faccia, esse l’accettano come la miglior cosa. Perciò la persona che sa soffrire viene già ripagata nel tempo, poiché essa riceve pace e gioia in tutte le circostanze, e dopo la morte, la Vita Eterna” (Seuse)1.
1 Il Medio Evo è detto «epoca oscura» – dark Ages nel mondo anglosassone – ma quante stelle di prima grandezza vi risplendono! Per esempio Enrico Suso (Heinrich Seuse, chiamato anche Amandus), domenicano e mistico, attivo a Costanza, Ulma, sull’alto Reno e in Svizzera (Überlingen, 21 marzo 1295 – Ulma, 25 gennaio 1366) [N.d.T.].
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