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Ep. XII – Il direttore spirituale

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Ep. XII - Il direttore spirituale
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IL DIRETTORE SPIRITUALE

 

In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

 

Guardiamo prima la necessità di un direttore (maestro spirituale/confessore regolare) rispetto ai pericoli della vita spirituale e poi rispetto all’autorità della Chiesa; e dopo le qualità che a lui convengono.

  1. La necessità di un direttore

I) nei pericoli della vita spirituale

Proveniamo da un bel regno ed a quel bel regno dobbiamo tornare, ma tornare attraverso un paese selvaggio e pericoloso. Il terreno è ingannatore e pieno di pericoli; dappertutto sono nascosti nemici senza misericordia, che ci vogliono uccidere ed impadronirsi delle nostre anime. Il Re, che ci ha incaricati di tornare al Suo regno, ci ha giustamente fatti accompagnare da un Suo servo, che ci possa guidare attraverso il terreno e custodirci dai nemici feroci. Questo è l’Angelo Custode. Ma vuol farci accompagnare anche da un altro, non invisibile e puramente spirituale, bensì visibile ed al contempo spirituale e materiale, un nostro pari, ben versato nei pericoli del terreno e dei nemici che lo infestano, con cui ci possiamo intrattenere in ogni reciprocità, libertà e franchezza, consigliare ed obbedire prontamente per arrivare alla meta in sicurezza.

Scrive Padre Morando nella sua edizione delle Opere di santa Teresa d’Avila (Vita, volume IV): ‘Il confessore è padre, maestro, medico, giudice e guida dell’anima, che a lui si affida… Di esso si serve il Signore come di un secondo Angelo Custode per illuminarci, dirigerci, toglierci dai peccati e dai vizi, riprenderci e guidarci sulla strada sicura della salute’.

Bisogna fare dunque una buona scelta, perché alle volte da questa dipende l’esito della confessione e il progresso spirituale. Scrive san Basilio: ‘Nella confessione dei peccati è da osservarsi la stessa regola che nello scoprire i mali del corpo: non si mostrano questi a uno qualsiasi, ma a coloro che sono esperti nel curarli’.

Senza una tale guida cosa diverremmo? diverremmo guide a noi stessi. Non è possibile che vediamo intieramente chiaro, quando si tratti di noi stessi, dice san Francesco di Sales; non possiamo essere giudici imparziali in causa propria per una certa compiacenza ‘così segreta ed impercettibile che, se non si ha buona vista, non si può scoprire e quelli stessi che ne son presi, non la conoscono se non la si fa loro vedere’.

Si manifesta la necessità di un direttore, infatti, in tutte e tre le tappe della vita spirituale, che guarderemo adesso in dettaglio.

Per gli incipienti c’è bisogno all’inizio di un periodo lungo e laborioso di penitenza. I pericoli, che questo periodo comporta, sono:
I) la vana compiacenza nelle mortificazioni esterne, onde si guasta la salute, si cura con troppa indulgenza e si cade poi nel rilassamento;
II) la presunzione prematura di entrare in una tappa spirituale troppo alta, come quella dell’amore, ciò che può condurre allo scoraggiamento ed a nuove cadute;
III) l’aridità spirituale, onde le consolazioni sensibili iniziali spariscono, si abbandonano gli esercizi di pietà e si cade nella tiepidezza. Il direttore ha il compito di ammonire ai figli spirituali che le consolazioni non dureranno per sempre; di assicurarli che l’aridità rassoda le virtù e purifica l’amore.

Per i progredienti, c’è bisogno di nuovo di luce per discernere le virtù da coltivare, per esaminare la coscienza, incoraggiamento per perseverare nel lungo e faticoso cammino verso la perfezione.

Per i perfetti o piuttosto per coloro che si stanno avvicinando alla perfezione, un direttore è altrettanto indispensabile: per coltivare i doni dello Spirito Santo; per discernere le ispirazioni divine da quelle della natura o del demonio; per essere guidati nei tempi delle prove passive, dei profondi turbamenti, delle tentazioni, delle paure della divina giustizia; per essere discreti, umili, docili e prudenti nei tempi di grazie contemplative: per conciliare la passività con l’attività.

II) L’autorità della Chiesa

Dio, avendo costituita la Chiesa come società gerarchica – scrive Padre Tanquerey, su cui ci appoggiamo principalmente in questo articolo – volle che le anime fossero santificate per mezzo della sottomissione al Papa e ai vescovi nel foro esterno e ai confessori nel foro interno’. Papa Leone XIII scrive: ‘Troviamo alle origini stesse della Chiesa una celebre manifestazione di questa legge: benché Saulo, spirante minacce e carneficine, avesse inteso la voce di Cristo e gli avesse chiesto: ‘Signore, che volete ch’io faccia?’, pure fu inviato ad Anania in Damasco: ‘Entra in città e là ti sarà detto quel che devi fare’…’Cosi fu praticato nella Chiesa; questa è la dottrina unanimemente professata da tutti coloro che, nel corso dei secoli, rifulsero per scienza e santità’.

La necessità di un direttore spirituale per i monaci viene insegnata da san Giovanni Cassiano in occidente e da san Giovanni Climaco in oriente. San Vincenzo Ferreri asserisce: ‘Chi ha un direttore, al quale obbedisce senza riserva e in tutte le cose, arriverà molto più facilmente e prima di quel che farebbe da solo, anche se fornito di vivissima intelligenza e di dotti libri in materia spirituale’.

Ciò che vale per i monaci vale anche per i laici. Sant’Alfonso insegna che uno dei doveri principali del confessore è quello di dirigere le anime. Le lettere di molti Padri della Chiesa, come San Girolamo e Sant’Agostino testimoniano lo stesso bisogno da parte dei fedeli, come ci mostra d’altronde la natura stessa della vita spirituale, che tutti i fedeli dovrebbero condurre in modo serio.

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Dice il Padre Godinez: ‘Su mille persone che Dio chiama alla perfezione, dieci appena corrispondono e su cento che Dio chiama alla contemplazione, novantanove mancano all’appello… Bisogna riconoscere che una della cause principali è la mancanza di maestri spirituali… Costoro sono, dopo la Grazia di Dio, i nocchieri che guidano le anime attraverso lo sconosciuto mare della vita spirituale. E se nessuna scienza, nessuna arte, per semplice che sia, può essere imparata senza un maestro che l’insegni, tanto meno si potrà imparare quell’alta sapienza della perfezione evangelica, ove s’incontrano così profondi misteri… Stimo quindi cosa moralmente impossibile che, senza miracolo o senza maestro, un’anima possa per lunghi anni passare per ciò che vi è di più alto e di più arduo nella vita spirituale senza correr rischio di perdersi’.

  1. Le qualità di un direttore

 Santa Teresa insiste che un direttore sia dotto, prudente e che abbia esperienza delle cose di Dio. Scrive: ‘… il demonio ci può tendere molti tranelli; perciò non vi sarà mai nulla di più sicuro che temere sempre più, procedere sempre con cautela, avere un maestro che sia dotto e non tacergli nulla: facendo così non potrà venire alcun danno’ (Vita, 25); ‘È molto importante… che il nostro maestro sia prudente, cioè di buon criterio, e abbia esperienza. Se oltre a ciò è anche dotto, è una grandissima fortuna’ (Vita 13).

Padre Morando aggiunge che il confessore deve essere anche uomo di Dio, discreto, paziente e zelante, non troppo severo, non troppo condiscendente. Per poter discernere il direttore adatto, occorre una ricerca in buona fede e sincerità di cuore con preghiera fervorosa a Dio. Santa Teresa d’Avila ha cercato un confessore adatto per 18 anni. La Santa dice: ‘Se nonostante ogni sua ricerca, non lo può trovare, il Signore verrà certamente in suo aiuto, come ha sempre fatto con me, quantunque sia tanto miserabile’. Aggiunge che un direttore inadatto ‘invece di porgere rimedi alle anime, non fa che inquietarle ed affligerle. Ma questa prova sarà tenuta da Dio in gran conto’ (Vita 40).

Una volta ‘trovato un buon confessore, il penitente non lo deve cambiare senza un giusto e grave motivo’, aggiunge Padre Morando. ‘Coll’essere stabile, conosce meglio lo stato ed i bisogni dell’anima; più fruttuosa e sicura riuscirà la direzione. Bisogna considerare il confessore come il rappresentante di Gesù Cristo e quindi averne stima e rispetto, docilità e ubbidienza, tutto manifestargli e nulla nascondergli’.

Deo Gratias.

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