- Il rinvio delle elezioni
La prima vittoria fu ottenuta dopo una riunione dei Vescovi tedeschi nella casa del Card. Frings, dove fu deciso che l’intervento volto a vanificare il processo di elezione sarebbe stato fatto dal Cardinale non tedesco Liénart di Lille[1]. Il testo fu preparato dai Mons. Garrone e Ancel la sera precedente alla prima sessione del Concilio. Il giorno dopo, il Card. Liénart chiese debitamente al Card. Tisserant, che fungeva da Presidente, se potesse intervenire e quando quest’ultimo gli fece presente che era contro il regolamento, prese il microfono e parlò ugualmente; la sua proposta fu supportata dal Card. Frings a nome di altri Vescovi tedeschi e accompagnata da un applauso dell’assemblea, con il risultato che il processo di elezione fu di fatto interrotto e la prima sessione si chiuse dopo meno di 50 minuti. ‘È stata la nostra prima vittoria’, disse un Vescovo olandese a un amico mentre lasciava San Pietro[2]. ‘Una felice e spettacolare svolta degli eventi’, commentò il Cardinal Suenens nel proprio diario, ‘e un’audace violazione della regola! Il destino del Concilio è stato in gran parte deciso in quel momento e Papa Giovanni era contento’.
- La collocazione di uomini preselezionati nelle commissioni
Quanto alla seconda vittoria, il gruppo del Reno stilò una lista di candidati nel collegio di Santa Maria dell’Anima, il centro di studi tedesco, sotto la presidenza dello stesso Card. Frings e avviò un’attività di lobby il 19 ottobre, il giorno dopo la prima sessione. Il Card. Heenan spiegò che molti Padri si erano affidati a questa lista, non essendoci il tempo sufficiente per indagare sull’idoneità dei vari candidati al lavoro della Commissione e che Mons. Lefebvre ebbe a notare come tutti i candidati fossero della stessa tendenza (liberale). Alla fine furono eletti 79 dei 109 candidati presentati dal gruppo del Reno e il Papa ne aggiunse 8 alle commissioni. Nel frattempo il gruppo del Reno si espanse, fino a comprendere i Vescovi di Germania, Austria, Svizzera, Olanda, Belgio e Francia. ‘Dopo questa elezione’, scrive Padre Wiltgen, ‘non era troppo difficile prevedere quale gruppo fosse abbastanza ben organizzato per assumere la guida del Concilio Vaticano II. Il Reno aveva cominciato a scorrere nel Tevere… l’alleanza[3] era in grado di operare efficacemente perché sapeva in anticipo cosa volesse e cosa non volesse’[4].
- Il rifiuto del lavoro preparatorio
Quanto alla terza vittoria, occorre anzitutto spiegare che i due, tre anni di lavoro precedenti al Concilio erano stati investiti in schemi preparatori contenenti circa 2.000 pagine e composti da 871 studiosi. Il loro contenuto era ortodosso, come si può già vedere nei titoli delle prime quattro ‘costituzioni dogmatiche’: ‘Delle Fonti della Rivelazione’[5]; ‘Conservare puro il deposito della fede’; ‘L’ordine morale cristiano’; ‘La castità, il matrimonio, la famiglia e la verginità’ – ‘titoli da soli … sufficienti a mandare ogni liberale che si rispetti a urlare dal suo psichiatra’[6].
Padre Chenu aveva scritto a Padre Rahner prima del Concilio per esprimere il proprio senso di ‘afflizione e dolore’ per il tenore ‘prettamente intellettualistico’ degli schemi, che si limitavano a denunciare ‘gli errori inter-teologici … senza accennare alle drammatiche domande che gli uomini si pongono, siano essi cristiani o meno, a causa di un mutamento della condizione umana, esteriore e interiore, quale la storia non ha mai registrato … Il Concilio sta diventando un’operazione di pulizia intellettuale fra le mura della Scolastica’[7].
Padre Rahner espose a Mons. Volk, Vescovo di Magonza, la sua strategia di sostituire gli schemi già preparati con uno nuovo. Il Prelato invitò un certo numero di Vescovi e teologi tedeschi e francesi presso la villa Mater Dei lo stesso 19 ottobre, in cui iniziò l’attività di lobby, per determinare come mettere in atto questa strategia. L’incontro fu animato e durò più di tre ore. Il Vescovo Volk convocò un’ulteriore riunione presso la medesima sede un mese dopo. Quanto di più importante segnò il secondo incontro fu l’introduzione nei nuovi schemi di un diverso stile del linguaggio. Il Card. Siri lo descrisse come un criterio discorsivo: ‘… fu escluso il metodo delle proposizioni semplici, stringate per l’affermazione delle verità o per la netta condanna degli errori’. Il professor de Mattei osserva: ‘La scelta del metodo discorsivo ebbe come principale conseguenza la mancanza di chiarezza, causa a sua volta di quell’ambiguità che fu la nota dominante dei testi conciliari’[8].
Il risultato dei due incontri fu la pubblicazione, su iniziativa della gerarchia olandese, di un commento in tre lingue, opera di un solo uomo, Padre Schillebeeckx OP. Il documento fu presentato a tutti i Padri al loro arrivo al Concilio. Esso attaccava violentemente i primi quattro schemi e proponeva un esame immediato del quinto, lo schema sulla liturgia. Questo schema, descritto da Padre Schillebeeckx ‘un vero capolavoro’[9], fu il frutto dell’unica Commissione a controllo liberale, quella per la Riforma liturgica, fondata nel 1948 e già responsabile dei cambiamenti in tutti i testi liturgici, in particolare quelli per la Settimana Santa. Segretario dal 1948 al 1960 ne fu mons. Bugnini, che faceva rapporto al cardinal Bea ogni settimana. Vi sono pochi dubbi circa il fatto che il primo fosse un massone e il secondo viene indicato come tale nella ‘lista Pecorelli’.
Due terzi dei Padri, convinti dall’argomentazione rigorosa di Padre Schillebeeckx, lo accettarono senza l’ombra di un sospetto. Una tale maggioranza non sarebbe stata sufficiente in realtà a respingere gli schemi preparatori; malgrado ciò, l’Alleanza europea riuscì a convincere il Papa a farlo[10]. Il Card. Ottaviani si lamentò del fatto che il primo schema da considerare non fosse dottrinale come previsto, ma liturgico, tuttavia la sua rimostranza rimase inascoltata[11].
[1] Citato nella ‘lista Pecorelli’ dei prelati massoni.
[2] Padre Wiltgen p. 17, op cit., MD pjc, pp. 29-30
[3] ‘l’Alleanza europea’
[4] MD pjc, p.31, si veda a p. 19 e p. 63 Padre Wiltgen che racconta la storia della presa di potere liberale alle pp. 17-19 del suo libro.
[5] De Fontibus – un titolo che esprime il dogma per cui vi sono due fonti della Rivelazione: le Sacre Scritture (o ‘Tradizione scritta’) e la Tradizione orale. Vedremo poi come il Concilio, in una manovra protestantizzante, abbia posto l’accento sulle Scritture a scapito della Tradizione (orale).
[6] MD pjc, p.38. Avremo occasione di tornare all’ultimo documento, fra quelli citati, nella trattazione della vita religiosa al cap. 6.
[7] RdM III 7
[8] Cardinal Siri, ‘Il post-concilium’ p. 178, RdM III 7
[9] RdM III 8
[10] MD pjc, pp. 39-40
[11] RdM p. 239