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Ep. V – La conversione: La grazia iniziale

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Ep. V - La conversione: La grazia iniziale
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LA GRAZIA INIZIALE

 

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

 

Vari sono i motivi della conversione: un raggio di luce sovrannaturale può entrare nel cuore per illuminarci sulle verità della Fede, guardando ad esempio un quadro del Signore nell’orto del Getsemani o sentendo un canto di Chiesa ed accorgendoci subitaneamente che il Signore ha davvero vissuto su questa terra e davvero ha sofferto un’infinità di dolore per noi, per ciascuno di noi: Ave verum Corpus natum ex Maria Virgine… vere passum, immolatum in cruce pro homine.

Oppure ci può convertire la sofferenza personale: la perdita di una fortuna, di una madre o di un figlio amato da noi sopra ogni altro – tragedie di qualunque genere, che ci fanno cercare l’abbraccio amorevole di Colui, Che solo conosceva e conosce l’amarezza della sofferenza fino alla fine: usque in finem, e il solo Che può consolare un cuore spezzato dal dolore.

Un altro impeto può essere l’intuizione della propria miseria, paragonandoci magari ad una persona di grande virtù, di cui uno dice ‘Tutto ciò che faceva era perfetto.’ ‘Quanto sono misero’, mi dico, cominciando a guardare l’elenco di tutti i miei peccati, la mancanza d’impegno, la superficialità di tutto ciò che faccio, la pigrizia, la tiepidezza, l’inaffidabilità, l’egoismo.

Un altro motivo ancora è il pensiero dell’Eternità, osservando la vanità ed il carattere passeggero delle cose quaggiù: la nullità dei progetti e delle speranze di questo mondo, l’instabilità della felicità terrena, l’appassire della giovinezza, della bellezza, della vita, che corre come un fiume verso il mare; la morte che richiama conoscenti e familiari, con cui un giorno mi diverto e che un altro giorno non ci sono più; o leggendo un libro come L’Apparecchio alla morte di sant’Alfonso de’ Liguori, riflettendo sulle Verità eterne: sulla morte e sul giudizio, che inesorabilmente mi aspettano, così mi stacco dalla vita presente e comincio a bramare la vera vita, la vita nella pienezza, nella sua stabilità eterna.

Guardiamo questa donna dura e superba, ricca, spiritosa, come è ridotta: il marito l’ha lasciata per un’altra, il figlio è morto in un incidente, accetta un lavoro semplice, ma non sa ancora come pagare le tasse. La sofferenza l’ha invecchiata e non è più oggetto di lode o di ammirazione da parte dei conoscenti. Fa compassione agli amici: ‘Poverina, ha perso tutto! La vita com’è crudele!’ Ed infatti perso che ha l’amore, la fortuna, la bellezza, non ha più su cui appoggiarsi – se non su Dio. Va’ a trovarLo nel Santissimo Sacramento, ‘si versa il suo cuore alla Sua presenza’, versa il nardo dell’alabastro spezzato del cuore davanti a Dio, sua unica speranza. Torna alla pratica della fede, si confessa, assiste alla santa Messa, prega. Il tempo passa e, pian piano il cuore si trasforma, si ammorbidisce ed ella diviene una persona compassionevole, un appoggio, una madre, per molti.

E quest’altra donna, umile e generosa, di cuore buono ed affettuoso, portata dalle circostanze della vita nelle cattive compagnie. Dà cuore e affetto agli uomini, si lancia la barca dell’anima sul mare agrodolce degli affetti umani, nel mare turbolento delle passioni: sballottata dalle onde, dalle correnti e dai venti dell’amore impuro, della rabbia, della tristezza, della disperazione, nella notte delle menzogne e dei tradimenti, perso il timone, persa la bussola, perso Dio: dans la nuit éternelle emportés sans retour.

Già superati i settant’anni frequenta sempre le compagnie mondane, ricercata ed amata per la personalità allegra ed attraente: beve, ride, racconta storie sconce, avida di pettegolezzi, dando scandalo e cattivo esempio. Un giovane, però, vedendola e commosso di compassione e di timore per la sua salvezza, comincia a svolgere ogni giorno preghiere fervorose per lei a Dio. Mesi passano, anni, fin quando un giorno, guardando i funerali del papa e meditando sul suo coraggio e sulla sua forza di spirito, all’istante si converte. Assiste ad un corso di catechismo, diviene membro della Chiesa, si confessa, comincia a pregare, cambia vita. Il cuore, fatto per Dio, si stacca dagli amori minori e si attacca a Lui; si raccoglie in sé stessa, raggiunge la pace profonda. ‘È un’altra persona!’ dicono gli amici.

Non dimentichiamo di pregare per la conversione dei peccatori, anche per i conoscenti e per i propri familiari. Chi sa chi abbia pregato per noi e per quanto tempo, mentre anche noi eravamo lontani da Dio, sul mare amaro del mondo, persi, senza orientamento, rei di morte; quando abbiamo detto: “Io sono perfetto, io sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla’, invece ero ‘né caldo né freddo… infelice, miserabile, povero, cieco e nudo’ (Ap 3).

Emitte lucem tuam et veritatem tuam: ipsa me deduxerunt et adduxerunt in montem sanctum tuum et in tabernacula tua: Mandate la Vostra luce e la Vostra Verità, o Signore, nelle tenebre della mia anima e nelle tenebre di tante altre: nelle tenebre dell’ignoranza e del peccato, per illuminarci sullo stato dell’anima, com’è in rapporto a Voi, o Eterna Verità, Eterna Bontà, il nostro Ultimo Fine, la nostra Eterna Felicità! Conduceteci al Monte santo Vostro, cioè alla Vostra santa Chiesa, ed al Vostro tabernacolo, affinché vi possiamo dimorare con Voi tutti i giorni della nostra vita.

 

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

 

Si ringrazia RadioRomaLibera della collaborazione.

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