2. Valutazione delle tre visioni
a) Valutazione del Modernismo
Il Modernismo, comprendendo ‘l’insieme di tutte le eresie’ nelle parole di san Pio X, abbraccia l’eresia rispetto ad un determinato testo e rigetta la Tradizione. Rifiutando la Tradizione, rifiuta la Fede stessa, poiché la Tradizione (in questo contesto) non è altro che la Fede com’è stata insegnata con sempre maggiore chiarezza e profondità nel corso dei secoli. Il Modernismo è quindi una posizione eretica sia in senso negativo – in quanto rigetta la Fede -, sia in senso positivo – in quanto accoglie l’eresia -: di conseguenza non è una posizione sostenibile per i Cattolici. La differenza tra gli eretici modernisti e gli eretici del passato è che i primi fingono di essere Cattolici e membri della Chiesa, mentre i secondi non lo facevano. Possano i Modernisti avere il coraggio di affrontare la Verità e convertirsi o almeno ammettere pubblicamente di non essere membri della Chiesa Cattolica.
Eppure possono forse fare affidamento sulla loro amata teoria (condannata da S. Pio X in Pascendi, 13) secondo la quale la Verità cambia ed affermare di non rifiutare l’insegnamento tradizionale rispetto al passato, ma solo rispetto al presente e al futuro, nell’idea che fosse vero in passato e che non lo sia più. Quest’affermazione sarebbe però falsa perché, come abbiamo già detto, la Fede è immutabile: l’oggetto della Fede è la Verità, la Verità Soprannaturale. Questa Verità non è altro che Dio Stesso nella Sua natura intima, insieme al Suo piano di Salvezza per il mondo. Poiché l’oggetto della Fede è la Verità, quella Verità che è invero Dio Stesso, essa stessa è immutabile. Se si tenta di cambiare la Fede, si resta, quindi, con la menzogna.
b. Valutazione del Neo-Conservatorismo
Questo gruppo, invece, nella sua analisi dei testi con tendenza ereticale, per quanto sia esso riuscito finora a interpretarli in accordo con la Tradizione, mantiene pure una posizione indifendibile: indifendibile in quanto incompleta, oscurantista e ostruzionista, anche se non deliberatamente.
È incompleta perché, identificando ‘ambiguità’ tra i testi, suggerisce:
- che tali testi siano pochi;
- che non siano connessi l’uno coll’altro;
- che siano stati composti in buona fede;
- che ammettano un’interpretazione ortodossa con la stessa facilità con cui ammettono un’interpretazione eterodossa.
Ma guardando più da vicino, si vede piuttosto, che I) ci sono molti testi di questo tipo (ne presentiamo o menzioniamo più di cento in questo libro); II) che formano assieme un sistema coerente opposto alla Fede; III) c’è prova di inganno da parte degli autori e degli innovatori in alcuni di essi; e IV) tali testi, insinuando un’interpretazione eterodossa, come abbiamo fatto notare sopra, la favoriscono a scapito di quella ortodossa, come fa d’altronde il Concilio trattando determinati temi e tacendo i dogmi.
È oscurantista nel suggerire che i nuovi testi siano in continuità con la Tradizione. Affermare che i testi debbano essere interpretati in continuità con la Tradizione implica infatti che lo siano effettivamente, mentre viceversa – come abbiamo sottolineato – sono innovativi e costituiscono, peraltro, in numerosi casi, semplicemente la riproposta di eresie già condannate dalla Chiesa.
È ostruzionista nel modo seguente: distoglie l’attenzione dal problema principale del Concilio, che è la sua insinuazione dell’eresia e la focalizza invece su un problema minore, vale a dire le sue ambiguità in quanto tali. Il fatto che il Concilio insinui l’eresia è il suo problema principale, perché ostacola l’obiettivo della Chiesa che è la salvezza e la santificazione delle anime; le ambiguità del Concilio, invece, sono solo un problema minore, perché interpretarle correttamente serve tutt’al più a difendere i Papi e i Vescovi conciliari dall’eresia, il che è una questione minore rispetto alla salvezza delle anime.
Se un neoconservatorista accettasse ciò che abbiamo appena detto sull’insinuazione dell’eresia, ma non abbandonasse la sua visione, si comporterebbe come quel preside di una scuola, che, pur sapendo esser velenosa parte della consegna regolare di panini per i ragazzi, non la fermasse, passando semmai il suo tempo a difendere i responsabili dalle colpe. Si sarebbe inclini a dire che abbia sbagliato le sue priorità e che, pur rifiutandosi di fermare la consegna, avrebbe dovuto compiere almeno qualche indagine per capire quali panini fossero pericolosi e quali no, al fine di salvare i ragazzi dal danno.