Ver. 43 – “Il giorno seguente Gesù volle andare in Galilea e trovato Filippo, gli disse: «Seguimi»”. Perché dalla Galilea chiamava pescatori inesperti per farne i Propri Apostoli e i predicatori del Suo Vangelo, così da evitare che la fede cristiana fosse ritenuta opera dell’uomo e non di Dio. Perché gli Apostoli erano galilei. I Galilei, infatti, erano poveri e ignobili rispetto ai Giudei che provenivano da Giuda, la tribù regale.
“… trovato Filippo”: non per caso, ma andando di proposito nel luogo dove sapeva che si trovasse Filippo. Lì trovò colui che aveva cercato con cura e che aveva destinato ad essere un Apostolo.
“[E Gesù] gli disse”. Questa è la prima chiamata manifesta da parte di Cristo. Pietro e Andrea, infatti, furono chiamati dapprima da un’ispirazione interiore, non da fuori, dalla viva voce di Cristo, ma sentendo la voce di Giovanni Battista, il loro maestro, che diceva di Cristo: “Ecco l’Agnello di Dio!”. Non furono chiamati da Lui, ma di loro spontanea volontà vennero da Gesù, per conoscere la Sua dottrina e la Sua vita, ma non, per così dire, per diventare Suoi discepoli sicuri e saldi. Così Toledo. A Filippo, dunque, si deve la lode e la gloria di essere stato il primo di tutti a sentire Cristo dire “SeguiMi” e a sperimentare una chiamata dall’esterno nello stesso momento in cui lo Spirito Santo ne influenzava dall’interno l’animo; e obbedendo a questa vocazione seguì subito Cristo, poiché egli stesso era studioso della legge mosaica e impaziente per la venuta di Cristo, come dice Teofilatto. Teofilatto indica, come causa della sua sequela, la voce attraente di Cristo: “La voce del Signore sembra aver toccato il suo animo come con un pungolo d’amore. Infatti, non era solo la voce del Salvatore a parlare, ma Egli rendeva subito coloro ai quali parlava degni di essere infiammati dal Suo amore, come disse Cleofa: «Il nostro cuore non ardeva forse dentro di noi, mentre Egli parlava con noi lungo la strada?»”.