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L’Eclissi di Dio – L’opposizione conciliare alla visione cattolica della Verità/Eterodossia conciliare (2)

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L'Eclissi di Dio
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L'Eclissi di Dio - L'opposizione conciliare alla visione cattolica della Verità/Eterodossia conciliare (2)
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2. Soggettivismo

 

Oltre al passaggio dall’ordine soprannaturale a quello naturale (nei testi da II a V), osserviamo anche un passaggio dall’ordine oggettivo a quello soggettivo. Più in dettaglio, vediamo un distacco dall’oggettività: dalla Verità, dal suo possesso e dall’assenso alla medesima sull’autorità della Chiesa, alla ricerca e alla scoperta della verità; e allo stesso tempo vediamo un attaccamento alla soggettività: alla libera ricerca, alla fraternizzazione con gli altri che implica una visione condivisa, la comunicazione (presentata come una sorta di ‘condivisione’, testo II di cui sopra) e il dialogo, dove la Verità è concepita semplicemente come una sorta di ricerca personale, di importanza meramente soggettiva, preziosa anche se i ricercatori si sbagliano sulle loro ‘scoperte’: ‘… le persone condividono tra loro la verità che hanno scoperto o pensano di aver scoperto …’ (testo II).

Vedremo più avanti altri esempi del principio del ‘dialogo’ nell’insegnamento del Concilio. La sua importanza fu accentuata dall’enciclica Ecclesiam Suam (pubblicata il 6 agosto 1964) di Papa Paolo VI, ‘l’enciclica del dialogo’. L’Arcivescovo Fulton Sheen osservò che la parola compare ben 57 volte nel testo (RdM V 2). La falsità e la nocività del principio consistono in ultima analisi nella sua opposizione alla verità oggettiva e al munus docendi della Chiesa.

In questo contesto la coscienza è presentata come una facoltà per trovare la Verità (come se fosse una facoltà mentale autonoma che raggiunge la Verità in modo infallibile, come nell’”etica situazionale”) piuttosto che una facoltà che deve essere informata dalla Verità, sia essa naturale o soprannaturale. Né il Concilio può legittimamente appellarsi a una ‘retta coscienza’ senza fornire alcun criterio oggettivo per la sua correttezza.

In tutti questi modi vediamo che il Concilio accorda priorità al soggettivo rispetto all’oggettivo o in altre parole al Bene (cioè al bene apparente: ciò che sembra buono all’uomo) rispetto alla Verità oggettiva.

 

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